La mostra, nata da un'idea di Vittorio Sgarbi e curata da Alessandra Tiddia, si apre con una grande installazione immersiva che riproduce i meravigliosi e inamovibili affreschi della Cappella degli Scrovegni di Padova per rivivere, seppure in maniera virtuale, il colore, le forme e le storie che nel 1916, in un clima ancora tutto futurista e avanguardista, hanno fatto scrive a Carrà la sua famosa Parlata su Giotto: "Se tu sei sensibile alla bellezza raffigurata ove ti avvenisse di vedere un fresco di Giotto, […] ti sentirai nascere una voglia matta in animo di accarezzare con la mano la bella materia che forma il dipinto di quel massiccio visionario trecentista". Giotto, il maestro che rivoluzionò la pittura medievale e aprì al vero (con le belle pecore garfagnine e le lacrime che rigano i volti delle madri), peraltro mai usato in senso descrittivo o aneddotico, non solo è stato amato nell'Ottocento, ma, a partire da Carrà, la cui pittura e scrittura sono intrise della lezione del Maestro di Bondone, è stato anche un punto di riferimento lungo tutto il Novecento e oltre. Lo attestano i lavori odierni di Tacita Dean, Chiara Dynys e James Turrell, con i quali si chiude il percorso espositivo della sorprendente mostra, un progetto ambizioso che raccoglie 200 opere e che si inserisce coerentemente in quella linea perseguita dal museo, tutta tesa a indagare il rapporto fra modernità e antico in un dialogo costruttivo e non scontato. È un’esposizione solenne e necessaria quella che il Mart dedica all’insegnamento di Giotto, il maestro che rivoluzionò la pittura medievale e che, secondo gli storici dell’arte, inaugurò l’era moderna

Per informazioni: https://www.mart.tn.it/mostre/giotto-e-il-novecento-153937